Come ottenere il discernimento biblico

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La donna nel Nuovo Testamento — Generi e ruoli 2: Ecco le parti principali: - La posizione della donna nella chiesa - Il ministero della donna nella chiesa - Aspetti conclusivi - La mia donna.

 
 

 

 
 

 

 

 
 
 
 
 
 

 

LA VIA PER IL PARADISO

 

 di Giovambattista Mele - Nicola Martella

 

«Qual è la strada più sicura per andare in Paradiso?». Questa domanda viene spesso ripetuta, magari non sempre ad alta voce, ma nel segreto della propria coscienza.

     A volte questa domanda ci viene posta da qualche amico o conoscente. Gli rispondiamo con ciò che afferma al riguardo la Bibbia. La sua risposta è chiara e non lascia dubbi di sorta per coloro che la leggono con onestà e sincerità.

     Gesù stesso diede la risposta, quando disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,6). In altre parole, solo Gesù porta a Dio; non si può arrivare al Padre, se non per mezzo di Lui. Ciò vale per questo e per l’altro mondo.

     Infatti per entrare, dopo la morte, in Paradiso e attendere lì la risurrezione della carne e il privilegio di regnare con Cristo, bisogna credere in Gesù, avendo fede nella sua opera di redenzione. Questa è l’unica chiave che apre. L’apostolo Giovanni evidenziò: «Chi crede in Lui non è condannato; ma chi non crede in Lui è già condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio» (Gv 3,18). L’apostolo Pietro testimoniò dinanzi al Sinedrio giudaico, che intendeva intimidire gli apostoli: «E in nessun altro è la salvezza, poiché non v’è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per cui noi possiamo essere salvati» (At 4,12).

     Si cercherà inutilmente d’ottenere salvezza e vita eterna con altri mezzi; l’unica via è Gesù. Porre la propria fede in un altro nome, significa ingannare se stessi. Gli esseri umani sono spesso portati di qua e di là da tradizioni e dottrine di uomini, perché non sono radicati nella Parola di Dio; perciò cercano la strada verso il cielo, basandosi sugli uomini, vivi o morti che siano, magari dotti e santi, ma pur sempre deboli creature. Questo è un inganno, dal quale vogliamo mettere in guardia. L’unica via è Gesù, il Messia-Re. Poiché Egli è venuto da Dio, bisogna abbandonarsi fiduciosamente a Lui, credendo completamente alle parole dette da parte del Padre celeste, senza dubbi od incertezze.

     Un primo inganno, in cui spesso si cade, è quello di affidarsi agli uomini, confidando nei loro meriti per andare in Paradiso. Essi, non potendo veramente aiutare, in realtà non faranno altro che ostacolare il cammino agli altri e impedire loro l’entrata nella vita eterna. La Scrittura avverte che «ogni uomo deve rendere conto di se stesso a Dio» (Rm 14,22). Il giorno del giudizio ognuno si troverà da solo davanti al Giudice eterno. Ognuno sarà considerato responsabile del suo operato. Amici, parenti, consulenti, persone religiose, patroni, singoli uomini ritenuti meritevoli, santi e quant’altri non saranno lì con noi, dinanzi al trono del Giudice divino, a garantire per noi, a intercedere per noi, a suggerirci che cosa dire dinanzi al Dio santo e giusto. Ognuno sarà solo dinanzi a Dio. Perciò conviene mettere, fin d’ora, tutta la propria fiducia in Lui e nella sua Parola di verità.

     Un secondo inganno, in cui molti cadono è quello di basarsi sulla propria giustizia. Viene detto: «Non faccio male a nessuno, anzi cerco di fare del bene a tutti, perciò…». Le opere buone e caritatevoli sono frutto dell’inclinazione naturale o del buon cuore, ma non permettono l’entrata nella vita eterna. Come abbiamo già detto, la via per la vita eterna è Gesù, nel quale bisogna riporre la propria fede.

     Fintantoché l’uomo non ha accettato Gesù come suo personale Salvatore, qualunque cosa faccia, non ha valore davanti a Dio; e le sue opere, per quanto buone, non gli aprono la porta del cielo. L’apostolo Paolo ha scritto che la salvezza s’ottiene per fede, non per opere, perché se fosse per opere ognuno di noi potrebbe gloriarsi d’averla ottenuta e la morte di Gesù sulla croce sarebbe stata vana (cfr. Ef 2,9).

     Un terzo inganno, in cui molti cadono è l’appartenenza a una religione, a una denominazione o a una chiesa. Ma nessuna religione, nessuna denominazione, nessuna chiesa può salvare. La salvezza viene da Cristo. Il fatto di appartenere a una chiesa, non significa che trovarsi sulla giusta via che ti porta al cielo.

     Infatti la Scrittura afferma che Cristo è morto per i peccati dell’umanità. Il ladrone crocifisso a fianco di Gesù non apparteneva a nessuna chiesa. Quando lo vide che stava morire senza aver commesso nessun reato, mentre succedevano cose così fuori del comune intorno a loro, sebbene non appartenesse a nessuna denominazione e a nessuna chiesa, ebbe la forza di credere in Lui come Messia e di dirgli con fede sincera: «Gesù, ricordati di me quando sarai venuto nel tuo regno!» (Lc 23,42). In quel momento stesso ricevette una risposta che membri di chiesa non si sono mai sentito dire: «Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in paradiso» (v. 43).

     Gesù è pronto a riservare un posto in Paradiso per chiunque crede in Lui come Messia-Re, ossia accettandolo come unico Salvatore e Signore.

     Un quarto inganno, in cui molti oggi cadono, è costituito dal denaro e dal tentativo di arricchire a qualunque costo. In molte chiese il denaro è diventato l’unico soggetto dei sermoni o almeno c’entra sempre, per dritto o per rovescio, in ogni messaggio e in ogni omelia. Siamo arrivati al punto che le anime sono in dubbio della loro salvezza eterna se non danno quel tanto che viene imposto di dare. Sono state formulate strane e pericolose dottrine sulla possibilità di avere la benedizione di Dio (evangelo della prosperità) o di acquisire meriti per l’aldilà (indulgenze). Si trovano dei cuori semplici che credono di poter guadagnare più facilmente il Paradiso se offrono molto denaro. E le guide religiose si guardano bene dal chiarire a queste povere anime l’inganno, in cui si trovano. L’apostolo Pietro una volta pronunziò queste brucianti parole contro un certo Simone che voleva comprare le cose di Dio col denaro: «Vada il tuo denaro con te in perdizione, poiché hai stimato che il dono di Dio s’acquisti con denaro» (At 8,20).

     Povere anime! Quale terribile delusione proveranno quando si troveranno davanti al giudizio di Dio e diranno: «Signore, ho dato tanto denaro per l’opera tua o per la chiesa!». E il Signore dirà loro: «Va via da me; io non ti conobbi giammai» (Cfr. Mt 7,23).

     Certo sarebbe meglio per queste anime che accettassero Gesù quale Salvatore, perché Gesù ha pagato il prezzo di riscatto per tutti. Non occorre denaro per trovare la via del cielo: basta credere in Gesù e nel sangue che Egli ha versato per la nostra redenzione.

     Alcuni potrebbero dire: come possono andare avanti le chiese senza denaro? È vero, le chiese non potrebbero andare avanti senza denaro, perciò i credenti danno generosamente. Ma il denaro non fa entrare in Paradiso: per il credente esso è una dimostrazione dell’amore per il Signore; è un segno di gratitudine per quello che Egli ha fatto per noi; è la restituzione d’una parte di quel che Dio ha provveduto con tanta generosità.

     Ci sono molte altre cose ingannevoli per le anime. Il nostro augurio è che i lettori facciano profitto di queste parole. Chi è ancora in dubbio se un giorno andrà o meno in Paradiso, fa bene a ubbidire alla Parola di Dio, accettando Gesù quale Messia-Re, ossia quale personale Salvatore e Signore. Pensare d’aver molto tempo a disposizione o di potersi decidere in un altro momento è un altro terribile inganno.

 

09-07-07; Aggiornamento:  

 

 

«Bada a te stesso e all’insegnamento; persevera in queste cose, perché, facendo così, salverai te stesso e quelli che ti ascoltano» (1 Timoteo 4,16)

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