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«Qual è la strada più sicura per
andare in Paradiso?». Questa domanda viene spesso
ripetuta, magari non sempre ad alta voce, ma nel segreto
della propria coscienza.
A volte questa domanda ci
viene posta da qualche amico o conoscente. Gli
rispondiamo con ciò che afferma al riguardo la Bibbia.
La sua risposta è chiara e non lascia dubbi di sorta per
coloro che la leggono con onestà e sincerità.
Gesù stesso diede la risposta,
quando disse: «Io sono la via, la verità e la vita;
nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv
14,6). In altre parole, solo Gesù porta a Dio; non si
può arrivare al Padre, se non per mezzo di Lui. Ciò vale
per questo e per l’altro mondo.
Infatti per entrare, dopo la
morte, in Paradiso e attendere lì la risurrezione della
carne e il privilegio di regnare con Cristo, bisogna
credere in Gesù, avendo fede nella sua opera di
redenzione. Questa è l’unica chiave che apre. L’apostolo
Giovanni evidenziò: «Chi crede in Lui non è
condannato; ma chi non crede in Lui è già condannato,
perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di
Dio» (Gv 3,18). L’apostolo Pietro testimoniò dinanzi
al Sinedrio giudaico, che intendeva intimidire gli
apostoli: «E in nessun altro è la salvezza, poiché
non v’è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato
dato agli uomini, per cui noi possiamo essere salvati»
(At 4,12).
Si cercherà inutilmente
d’ottenere salvezza e vita eterna con altri mezzi;
l’unica via è Gesù. Porre la propria fede in un altro
nome, significa ingannare se stessi. Gli esseri umani
sono spesso portati di qua e di là da tradizioni e
dottrine di uomini, perché non sono radicati nella
Parola di Dio; perciò cercano la strada verso il cielo,
basandosi sugli uomini, vivi o morti che siano, magari
dotti e santi, ma pur sempre deboli creature. Questo è
un inganno, dal quale vogliamo mettere in guardia.
L’unica via è Gesù, il Messia-Re. Poiché Egli è venuto
da Dio, bisogna abbandonarsi fiduciosamente a Lui,
credendo completamente alle parole dette da parte del
Padre celeste, senza dubbi od incertezze.
Un primo inganno, in
cui spesso si cade, è quello di affidarsi agli uomini,
confidando nei loro meriti per andare in Paradiso. Essi,
non potendo veramente aiutare, in realtà non faranno
altro che ostacolare il cammino agli altri e impedire
loro l’entrata nella vita eterna. La Scrittura avverte
che «ogni uomo deve rendere conto di se stesso a Dio»
(Rm 14,22). Il giorno del giudizio ognuno si troverà da
solo davanti al Giudice eterno. Ognuno sarà considerato
responsabile del suo operato. Amici, parenti,
consulenti, persone religiose, patroni, singoli uomini
ritenuti meritevoli, santi e quant’altri non saranno lì
con noi, dinanzi al trono del Giudice divino, a
garantire per noi, a intercedere per noi, a suggerirci
che cosa dire dinanzi al Dio santo e giusto. Ognuno sarà
solo dinanzi a Dio. Perciò conviene mettere, fin d’ora,
tutta la propria fiducia in Lui e nella sua Parola di
verità.
Un secondo inganno, in
cui molti cadono è quello di basarsi sulla propria
giustizia. Viene detto: «Non faccio male a nessuno, anzi
cerco di fare del bene a tutti, perciò…». Le opere buone
e caritatevoli sono frutto dell’inclinazione naturale o
del buon cuore, ma non permettono l’entrata nella vita
eterna. Come abbiamo già detto, la via per la vita
eterna è Gesù, nel quale bisogna riporre la propria
fede.
Fintantoché l’uomo non ha
accettato Gesù come suo personale Salvatore, qualunque
cosa faccia, non ha valore davanti a Dio; e le sue
opere, per quanto buone, non gli aprono la porta del
cielo. L’apostolo Paolo ha scritto che la salvezza
s’ottiene per fede, non per opere, perché se fosse per
opere ognuno di noi potrebbe gloriarsi d’averla ottenuta
e la morte di Gesù sulla croce sarebbe stata vana (cfr.
Ef 2,9).
Un terzo inganno, in
cui molti cadono è l’appartenenza a una religione, a una
denominazione o a una chiesa. Ma nessuna religione,
nessuna denominazione, nessuna chiesa può salvare. La
salvezza viene da Cristo. Il fatto di appartenere a una
chiesa, non significa che trovarsi sulla giusta via che
ti porta al cielo.
Infatti la Scrittura afferma
che Cristo è morto per i peccati dell’umanità. Il
ladrone crocifisso a fianco di Gesù non apparteneva a
nessuna chiesa. Quando lo vide che stava morire senza
aver commesso nessun reato, mentre succedevano cose così
fuori del comune intorno a loro, sebbene non
appartenesse a nessuna denominazione e a nessuna chiesa,
ebbe la forza di credere in Lui come Messia e di dirgli
con fede sincera: «Gesù, ricordati di me quando sarai
venuto nel tuo regno!» (Lc 23,42). In quel momento
stesso ricevette una risposta che membri di chiesa non
si sono mai sentito dire: «Io ti dico in verità che
oggi tu sarai con me in paradiso» (v. 43).
Gesù è pronto a riservare un
posto in Paradiso per chiunque crede in Lui come
Messia-Re, ossia accettandolo come unico Salvatore e
Signore.
Un quarto inganno, in
cui molti oggi cadono, è costituito dal denaro e dal
tentativo di arricchire a qualunque costo. In molte
chiese il denaro è diventato l’unico soggetto dei
sermoni o almeno c’entra sempre, per dritto o per
rovescio, in ogni messaggio e in ogni omelia. Siamo
arrivati al punto che le anime sono in dubbio della loro
salvezza eterna se non danno quel tanto che viene
imposto di dare. Sono state formulate strane e
pericolose dottrine sulla possibilità di avere la
benedizione di Dio (evangelo della prosperità) o di
acquisire meriti per l’aldilà (indulgenze). Si trovano
dei cuori semplici che credono di poter guadagnare più
facilmente il Paradiso se offrono molto denaro. E le
guide religiose si guardano bene dal chiarire a queste
povere anime l’inganno, in cui si trovano. L’apostolo
Pietro una volta pronunziò queste brucianti parole
contro un certo Simone che voleva comprare le cose di
Dio col denaro: «Vada il tuo denaro con te in
perdizione, poiché hai stimato che il dono di Dio
s’acquisti con denaro» (At 8,20).
Povere anime! Quale terribile
delusione proveranno quando si troveranno davanti al
giudizio di Dio e diranno: «Signore, ho dato tanto
denaro per l’opera tua o per la chiesa!». E il Signore
dirà loro: «Va via da me; io non ti conobbi giammai»
(Cfr. Mt 7,23).
Certo sarebbe meglio per
queste anime che accettassero Gesù quale Salvatore,
perché Gesù ha pagato il prezzo di riscatto per tutti.
Non occorre denaro per trovare la via del cielo: basta
credere in Gesù e nel sangue che Egli ha versato per la
nostra redenzione.
Alcuni potrebbero dire: come
possono andare avanti le chiese senza denaro? È vero, le
chiese non potrebbero andare avanti senza denaro, perciò
i credenti danno generosamente. Ma il denaro non fa
entrare in Paradiso: per il credente esso è una
dimostrazione dell’amore per il Signore; è un segno di
gratitudine per quello che Egli ha fatto per noi; è la
restituzione d’una parte di quel che Dio ha provveduto
con tanta generosità.
Ci sono molte altre cose
ingannevoli per le anime. Il nostro augurio è che i
lettori facciano profitto di queste parole. Chi è ancora
in dubbio se un giorno andrà o meno in Paradiso, fa bene
a ubbidire alla Parola di Dio, accettando Gesù quale
Messia-Re, ossia quale personale Salvatore e Signore.
Pensare d’aver molto tempo a disposizione o di potersi
decidere in un altro momento è un altro terribile
inganno.
09-07-07; Aggiornamento:
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